La Storia di Rosalba - Volontaria AIL di Roma

Quando AIL ha iniziato a promuovere il testamento solidale si è domandata quale fosse la strada migliore per introdurre i lasciti testamentari al grande pubblico. Come far capire che per essere filantropi non servono grandi patrimoni, ma solo il desiderio di sostenere i nostri progetti?

Rosalba: da volontaria a paziente ematologico

La soluzione è trasmettere un messaggio così importante attraverso le storie che animano l’Associazione, come quella di Rosalba che ha dato tanto agli altri in veste di volontaria ed ha ricevuto a sua volta cure e vicinanza quando ne ha avuto bisogno.

“Quando mi hanno diagnosticato la Leucemia Promielocitica avevo 43 anni. Certo, ero spaventata, ma avevo anche una grande certezza: non sarei mai stata sola. Ho avuto accanto, oltre alla mia famiglia, le amiche e gli amici che avevo incontrato ed aiutato nel corso degli anni di volontariato, quelle persone a cui avevo dedicato attenzione, sorrisi e buonumore in reparto, nelle case AIL e nelle campagne di piazza dell’Associazione.

E ce l’ho fatta. Dopo 5 anni di cure sono guarita e un mese dopo essere uscita dalla camera sterile ho sentito forte l’esigenza di tornare subito in pazza e partecipare alla campagna delle Stelle di Natale. Volevo dare il mio contributo, ancora più consapevole e determinato grazie alla mia esperienza di paziente, per sostenere in ogni modo possibile la ricerca e le persone che, con il loro lavoro e il loro affetto, aiutano ogni giorno i pazienti.”

Sostenere l’AIL con i lasciti testamentari

“Donare il mio tempo, però, non mi bastava, volevo fare ancora di più. Ho sentito parlare dei lasciti testamentari e mi sono informata. Ci sono molti tabù intorno a questo tipo di decisioni, ad esempio che sono difficili e che vengono prese solo da chi possiede grandi patrimoni e vuole lasciare somme consistenti. In realtà, ognuno può scegliere in base a ciò che ha e in base a ciò che si sente di dare: lasciare anche solo un gioiello o una piccola somma di denaro può fare la differenza. E questa decisione può essere presa in qualsiasi momento della vita, non solo quando si è avanti con l’età.

Destinare una parte dei miei beni ad un’Associazione che si dedica alla cura degli altri mi fa pensare che potrò continuare a vivere nell’amore e nei sorrisi che alimenterò come donatrice e così avrò così migliaia di eredi: i pazienti, i medici, e gli infermieri che ho incontrato tutti i giorni in reparto.

E poi c’è la ricerca. Io sono viva grazie ai progressi della ricerca scientifica e spesso penso a quanto si potrà fare in futuro su questo fronte, quali incredibili risultati si potranno raggiungere. Immagino che il mio lascito potrà aiutare questo magnifico ingranaggio a non fermarsi. Perché voglio che tutti abbiano la possibilità che ho avuto io: guardare con fiducia ad un futuro dopo la malattia.”