Lazio: Mario e il dono di una giornata normale.
Un pomeriggio speciale a Formello.
Pubblicato il: 06/05/2026
Il sogno di bambino che si avvera.
A Roma la fede calcistica non è una scelta, è un’eredità. Per Mario, 44 anni e il biancoceleste nel DNA, la Lazio è il filo rosso che unisce i ricordi di un padre che non c’è più alle domeniche passate a "discutere" con i cugini di sponda giallorossa. È quel pezzo di identità che porti con te ovunque, un segno distintivo che Mario definisce quasi come una lettera aggiuntiva al codice fiscale. Ma oggi, varcando i cancelli del centro sportivo insieme al figlio Giovanni e al suo migliore amico Mario (anche lui), il tifo lascia spazio allo stupore. "Vivere un momento di quotidianità con i campioni della tua squadra del cuore è il sogno di bambino che si avvera" confida Mario mentre osserva Giovanni incantarsi davanti al prato verde. "Se poi aggiungiamo che qui ho portato con me il mio migliore amico e il mio primogenito, direi che siamo andati ben oltre il sogno".
Ride, Mario, e il suo sorriso è contagioso, ma è un sorriso che ha un peso specifico diverso da quello di un comune tifoso. La sua presenza qui, tra una scivolata di Romagnoli e un gol di Pedro, è il traguardo di una partita giocata su un campo molto più difficile. Tutto è iniziato con un livido strano, una cosa da niente per lui, ma non per sua moglie, che ha insistito per quel controllo rivelatosi poi l’inizio della sfida contro la leucemia. "Non so dire se la paura più grande fosse legata alla mia sorte o all’idea di poter lasciare da sola la mia famiglia", racconta tornando a quei giorni in cui la precarietà della vita si è palesata all’improvviso, rendendo ogni piccola cosa densamente carica di significato.
La ricerca scientifica, la vita che continua.
"Se oggi posso godermi il profumo dell'erba di Formello e la stretta di mano con i miei idoli, è perché sono stato fortunato ma, soprattutto, perché sono stato curato grazie ai risultati che la ricerca scientifica insegue ogni giorno. Devo dire grazie a quel lavoro costante che regala speranza a chi deve lottare contro un tumore del sangue. E dietro a questo risultato c’è anche l’AIL, che non solo mi ha sostenuto durante la guarigione, ma mi ha anche regalato una giornata come quella di oggi che, anche se potrebbe non sembrare, riveste di valore una normalità che troppo spesso diamo per scontata". La patologia che ha colpito Mario è la Leucemia promielocitica acuta: oggi, grazie ad uno studio condotto dal GIMEMA, è curabile nel 90% dei casi, senza ricorrere alla chemioterapia.
Mentre gli autografi si accumulano sulle maglie e Gabriele guarda il papà come se fosse lui il vero campione, Mario lancia un ultimo sguardo al campo, con la leggerezza di chi ha vinto il suo campionato più importante: "forse so cosa potrei volere di più... sogno il tricolore sul petto della Lazio. Per me e per i miei figli, certo, ma anche per la 'felicità' dei miei cugini giallorossi".
L'incontro con i calciatori
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