L'importanza di uno stile di vita sano in caso di tumore del sangue

Uno stile di vita sano è da sempre consigliato per mantenersi in salute. Ma quando questa viene compromessa da un tumore del sangue, alimentazione e attività fisica possono ancora fare la differenza? Uno studio condotto su 275 persone sopravvissute a una neoplasia ematologica suggerisce che sì, possono eccome. E che uno stile di vita sano potrebbe smettere di essere considerato solo un elemento di supporto alla terapia, per diventarne parte integrante

Quando si affronta una patologia ematologica, l’attenzione è comprensibilmente tutta rivolta alle terapie. Alimentazione, attività fisica e abitudini quotidiane vengono spesso percepite come aspetti secondari, incapaci di incidere davvero sulla sopravvivenza. Ma è davvero così?

 La ricerca presentata all’ASH

Un nuovo studio presentato all’ultimo congresso dell’American Society of Hematology (ASH) ha analizzato i dati di 275 persone sopravvissute a una neoplasia ematologica. I ricercatori le hanno seguite per oltre 6 anni, con l’obiettivo di capire se il grado di aderenza alle raccomandazioni internazionali per la prevenzione oncologica del World Cancer Research Fund/American Institute for Cancer Research (WCRF/AICR) fosse associato alla sopravvivenza.

 Che cosa dicono le raccomandazioni WCRF/AICR?

Si tratta di indicazioni basate su evidenze scientifiche che mirano a ridurre il rischio di tumore e a migliorare la salute generale. Tra le principali:

  • mantenere un peso corporeo nella norma;

  • svolgere attività fisica regolare (almeno 150 minuti a settimana);

  • seguire un’alimentazione ricca di frutta, verdura e fibre;

  • limitare carni rosse e processate;

  • evitare alcol e bevande zuccherate;

  • evitare cibi ultra-processati.

Non si tratta di regole rigide, ma di obiettivi progressivi, adattabili alla condizione di ogni persona.

Il risultato chiave dello studio

I risultati sono chiari: lo stile di vita può avere un impatto concreto anche dopo la diagnosi di un tumore del sangue. Infatti, i ricercatori hanno osservato come le persone che seguivano maggiormente queste raccomandazioni avessero una probabilità di sopravvivenza più elevata rispetto a chi le seguiva poco. Ancora più interessante: ogni piccolo miglioramento nello stile di vita contava. Per ogni punto in più nel punteggio di aderenza alle raccomandazioni il rischio di mortalità si riduceva di circa il 17%.

Quali abitudini sembrano più importanti?

Analizzando le singole raccomandazioni, lo studio ha individuato alcuni comportamenti particolarmente associati a una migliore sopravvivenza.

  • Attività fisica regolare

  • Riduzione delle bevande zuccherate

  • Evitare il consumo di alcol

Questi fattori, considerati spesso “di contorno”, potrebbero invece diventare parte integrante del percorso di cura e di follow-up.

Perché questa ricerca è importante per i pazienti?

Questo studio manda un messaggio chiaro e incoraggiante: anche dopo un tumore del sangue, alcune scelte quotidiane possono fare la differenza.

In futuro, queste evidenze potrebbero:

  • favorire l’integrazione di programmi di supporto su alimentazione e movimento nei percorsi di cura;

  • aiutare i pazienti a sentirsi più attivi e partecipi nella gestione della propria salute;

  • migliorare non solo la sopravvivenza, ma anche la qualità di vita nel lungo periodo.

Lo stile di vita non sostituisce le terapie, ma può diventare un alleato in più nel cammino dopo la malattia.

 

Fonte: Rolle L, et al. Abstract n. 4538 – Presentato al 67° Congresso Annuale ASH tenutosi il 6-9 dicembre 2025 a Orlando, Florida (USA).