A vent'anni, il linfoma non mi fatto perdere la voglia di vivere

    La storia di Chiara

    Mi chiamo Chiara e nel 2021, a soli vent’anni, la mia vita è cambiata completamente. Fino a quel momento stavo bene. Non avevo sintomi particolari, se non un po’ di stanchezza alla quale non avevo mai dato peso, pensando fosse normale per la vita che conducevo.

    Ripensandoci, però, c’era una cosa particolare che mi succedeva: ogni volta che bevevo del vino, avvertivo immediatamente una strana sensazione al petto, un dolore misto a prurito. Non riuscivo a spiegarmelo. Solo successivamente ho scoperto che un dolore dopo aver bevuto alcolici è stato descritto, seppur raramente, anche in persone con linfoma di Hodgkin. Non so se nel mio caso fosse collegato, ma è un dettaglio che oggi desidero condividere.

    Tutto ebbe inizio durante il matrimonio di mia sorella. Mia mamma, mentre mi sistemava lo spallino del vestito, notò che avevo il collo molto gonfio. Io non me ne ero mai accorta. Qualche giorno dopo andai dal mio medico di base. Ricordo ancora la sua espressione quando mi chiese quanti anni avessi. Ne avevo soltanto venti. Lo vidi emozionarsi e capii che qualcosa non andava. Fu il primo a parlarmi di un linfoma e della necessità di affrontare la chemioterapia.

    Ero terrorizzata, confusa, incapace di comprendere davvero cosa stesse succedendo.

    Quella sera andammo in ospedale e, dopo ore di attesa e i primi accertamenti, ci comunicarono che avevano trovato una macchia al petto. Ricordo mia sorella che stava quasi per svenire e io che, invece, ero come dentro una bolla. Avevo una paura immensa, ma non riuscivo nemmeno a piangere. Quella notte tornai a casa e riuscii a dormire. La mattina seguente, però, appena aprii gli occhi, il mio primo pensiero fu: “Ho un tumore e devo fare la chemioterapia”. Ero piena di paura.

    Da lì iniziò un susseguirsi di visite, esami e attese, fino alla diagnosi definitiva: linfoma di Hodgkin. Prima delle cure affrontai un intervento di crioconservazione degli ovociti a Bologna, per cercare di preservare la possibilità di diventare mamma in futuro. Fu uno dei momenti in cui ebbi più paura e piansi tantissimo.

    Durante quel percorso scoprii una forza che non pensavo di avere. Avevo paura, tantissima, ma spesso era come se riuscissi a nasconderla persino a me stessa. Forse era il mio modo di proteggermi. Affrontai otto chemioterapie, suddivise in quattro cicli e successivamente 15 sedute di radioterapia. Le prime cinque chemio andarono molto bene, ma dalla sesta iniziai a stare male, con nausea, vomito e una stanchezza così forte da non riuscire, a volte, nemmeno ad alzarmi dal letto.

    Ricordo un giorno in cui, durante una terapia, non avevo neppure la forza di raggiungere il bagno. In quel momento cercai conforto nel pensiero del mio papà, che avevo perso qualche anno prima. Fu pensando a lui che trovai la forza di alzarmi. Una delle cose che mi fece soffrire di più fu la perdita dei capelli. Ci tenevo tantissimo e mi vergognavo all’idea di uscire senza. Comprai una parrucca perché facevo fatica ad accettare quel cambiamento. Quando succedono queste cose ti dicono che i capelli sono l’ultimo pensiero… ma non è così. Per molti è uno dei momenti di maggiore dolore.

    Le giornate in Ematologia, in Day Hospital, erano lunghe, ma proprio lì incontrai persone che non dimenticherò mai. I medici, gli infermieri e tutto il personale che mi ha seguita sono stati degli angeli per me. Mi trasmettevano sicurezza e serenità ogni volta che parlavo con loro. Non smetterò mai di ringraziarli per la professionalità e soprattutto per l’umanità con cui mi hanno accompagnata. Mi hanno salvato la vita!

    Durante tutto il percorso ho avuto accanto una famiglia straordinaria, che mi ha sostenuta e mi ha dato una forza incredibile. Senza di loro non so come avrei fatto. Erano la mia spalla destra in tutto e per tutto. Un posto speciale lo occupa mia sorella, che è stata la mia luce. Mi ha accompagnata alle visite, agli esami e mi è stata vicina in ogni momento ed è proprio con lei che ho condiviso uno dei ricordi più belli della mia vita. Avevo appena fatto la PET e ci trovavamo in un centro commerciale quando arrivò la notizia che tanto aspettavamo: ero guarita. Scoppiai a piangere, abbracciai mia sorella ed entrambe piangemmo di una felicità immensa. Un momento che non dimenticheremo mai. Oggi, a cinque anni di distanza, sono felice. Felice soprattutto di essere viva.

    Qualche anno prima della diagnosi avevo perso il mio papà. La sua morte mi aveva segnata profondamente, portandomi ad attraversare un periodo molto buio, nel quale avevo perso la voglia di andare avanti e non riuscivo più ad apprezzare la vita come meritava. Poi è arrivato il linfoma e, proprio quando mi sono trovata ad affrontare questa malattia, ho scoperto qualcosa che forse avevo dimenticato. Io avevo voglia di vivere. Eccome se ne avevo.

    Avevo ancora tantissime cose da fare, sogni da realizzare e momenti da condividere con le persone che amavo. Non volevo che fosse quel linfoma a portarmi via tutto questo. Non voglio dire che la malattia sia stata una fortuna, perché non lo è stata. Ma questa esperienza mi ha fatto riscoprire quanto fosse grande il mio desiderio di vivere.

    Oggi apprezzo molto di più le piccole cose e ho imparato a ridimensionare tanti problemi quotidiani che prima mi sembravano enormi. Ho capito quanto sia preziosa la vita e quanto tutto possa cambiare da un giorno all’altro. So di essere stata fortunata. Ed è anche per questo che oggi sono profondamente grata per ciò che ho.

    Ogni tanto la paura ritorna, soprattutto durante le visite di controllo. Forse una parte delle emozioni che non sono riuscita a esprimere durante la malattia sta trovando spazio soltanto adesso. Ma nonostante questo, oggi sono serena. Ripenso spesso a quello che ho passato, non per rivivere i momenti brutti, ma per ricordarmi quanto sia importante apprezzare ciò che abbiamo e che anche nei momenti più difficili le cose possono cambiare.

    Ho deciso di condividere la mia storia per dare speranza a chi oggi sta attraversando quello che ho vissuto io. A chi sta affrontando una diagnosi, le chemioterapie o la paura del futuro, vorrei dire di non perdere la speranza. Non bisogna sentirsi obbligati a essere sempre forti: si può avere paura, piangere e chiedere aiuto. Ma ci si può anche rialzare, le cure possono funzionare e si può tornare a sorridere, a sognare e a vivere pienamente. Io oggi sono qui a raccontarvelo.

    Ogni percorso è diverso e non posso promettere che sarà facile. Ma spero che la mia esperienza possa ricordare a qualcuno che esistono anche storie di guarigione, di felicità ritrovata e di vita che ricomincia. Il linfoma mi ha fatto paura, tantissima. Ma mi ha anche fatto capire quanto desiderassi vivere. Se raccontare la mia storia riuscirà a far sentire anche soltanto una persona meno sola, allora ne sarà valsa la pena.

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