Una certezza oltre la paura
Mi chiamo Shaila e a 36 anni mi è stato diagnosticato un linfoma non Hodgkin al IV stadio, molto aggressivo. Il sangue scorre dentro di noi per darci vita, e scoprire che proprio lì si nasconde la malattia è una delle cose più difficili da accettare. Il corpo ha iniziato a cedere, la mente a riempirsi di paura, il tempo ha assunto un altro significato. Dentro quella paura c’era una certezza: dovevo farcela per mio figlio.
Mi chiamo Shaila e a 36 anni mi è stato diagnosticato un linfoma non Hodgkin al IV stadio, molto aggressivo. Una diagnosi che arriva all’improvviso e che ti costringe a fermarti, ad ascoltare parole che non avresti mai voluto sentire. Il sangue scorre dentro di noi per darci vita, e scoprire che proprio lì si nasconde la malattia è una delle cose più difficili da accettare. Da quel momento la mia vita è cambiata.
Il corpo ha iniziato a cedere, la mente a riempirsi di paura, il tempo ha assunto un altro significato. Dentro quella paura però c’era una certezza: dovevo farcela per mio figlio. Ci sono stati giorni di terapie, di attese, di stanchezza profonda, e giorni in cui sembrava di non avere più nulla da dare. Eppure, anche nei momenti più duri, sapevo una cosa: avrei dovuto vincere per mio figlio. Per continuare a esserci, per guardarlo crescere, per non lasciare che questa malattia decidesse tutto al posto mio. Oggi porto con me i segni di quel percorso, ma anche una forza nuova e una consapevolezza diversa. La gratitudine per chi ogni giorno cura, accompagna e sostiene chi affronta questa battaglia è immensa. Oggi sono qui grazie alle cure, ai medici, alla ricerca e al sostegno di AIL. La ricerca è speranza. La speranza è vita.
Shaila
Storie di combattenti