La gioia di arrabbiarsi per le sciocchezze
36 anni, una laurea e un matrimonio in vista, finche la malattia non rompe gli equilibri e ti obbliga a raccogliere i pezzi. E a scegliere quali rimettere a posto.
Quando è arrivata la malattia nella mia vita ero nel mio periodo più stressante, un lavoro stressante, due mesi al matrimonio, una seconda laurea da finire. Mi sentivo fuori di me, la mente andava troppo veloce, il fisico non la seguiva, volevo fermare, ma continuavo a correre, mentre andavo in pezzi.
È proprio in quel momento che il mio corpo si è messo a gridare. Mentre mi stiracchiavo un sabato di marzo sentii una pallina sul collo. “Lunedì la faccio vedere a mio zio Bruno”, dissi (il medico più bravo del mondo, l’unico di cui mi fido). Non era mononucleosi, allora iniziammo ad approfondire, soprattutto dopo febbricola insistente e sudorazioni notturne. Mio zio mi mandò subito dall’ematologo. A fine aprile la rx al torace dà il responso: linfoadenomegalie multiple nel mediastino e chi l’aveva mai sentita questa parola.
La trafila è lunga e la cosa più difficile è stato dirlo ai miei cari, la forza la davo io a loro: “me lo mangio.” Il verdetto a fine maggio: Linfoma di Hodgkin IV stadio B, l’ultimo. La vita cambia in un secondo? A me no, io ho avuto tutto il tempo di realizzare che si trattasse di un linfoma (internet a volte ci azzecca), ma quando lo vedi scritto la tua realtà cambia.
Da una ragazza di 36 anni con i suoi mille progetti diventi una malata di cancro, una parola mai usata perché non mi piace. Devi rallentare, tutto attorno a te cambia aspetto, ma io a quel cancro lì non ho mai dato nessuna possibilità, io ho creduto ai medici e l’ho preso di faccia con tutta la grinta che in quei mesi avevo perso. Ho capito quanto le cose quotidiane fossero importanti, perché fin quando abbiamo il privilegio di arrabbiarci per quelle, vuol dire che sta andando tutto bene.
Non posso dire che la malattia mi ha fatto capire cosa conta davvero, perché l’ho sempre saputo: gli affetti e il TEMPO. Quel tempo che si è rallentato e che paradossalmente proprio durante la malattia mi ha permesso di potermi vivere certe cose. Una mattinata con mia mamma, un piatto di pasta cucinato da lei, un week end con i miei suoceri e le mie nipoti in montagna in piena estate. La malattia mi ha dato l’opportunità di rimettermi al centro del mio mondo, di liberarmi dalle sovrastrutture, di capire chi volessi essere.
Ho iniziato anche la terapia, con cui ho ridisegnato la mia nuova me, quella libera, che non vuole dire più i SI solo perché i NO fanno dispiacere qualcuno, quella che non vuole più vivere di sensi di colpa se non è la figlia/amica o moglie che tutti si aspettano. Ho cercato di cambiare la mia vita in meglio, mangiando meglio, camminando di più, dedicando più tempo a me e alle persone care. Ho voluto sempre vederci il bicchiere mezzo pieno, ho voluto sfruttare al meglio questa opportunità per ridisegnare tutto.
Se avessi potuto scegliere avrei scelto di vivere tutto questo? Forse no, però è successo e quello che sento di dire è di cogliere tutto ciò che di buono la malattia ti porta, l’affetto che ti inonda, l’amore di chi ti accudisce, il potersi godere la lentezza della vita, che si spera non tornerà più così lenta. Questo non vuol dire che è stato facile affrontare 12 chemio, 5 mesi di terapie, anzi posso dire che è stata la cosa più difficile che abbia fatto in vita mia, tra nausea, mal di stomaco, chili persi, il pic che non mi faceva dormire, ma io, grazie a mia mamma, sono abituata a vedere il bicchiere mezzo pieno e ad un anno di distanza dalla diagnosi, posso dire di averlo steso.
“Malattia in remissione completa” e un matrimonio alle porte. Quello dell’anno scorso l’abbiamo rinviato (anche se ci siamo sposati comunque in comune ed è stato bellissimo), ma ora faremo una festa senza precedenti, un inno alla vita. Non dico che mi riprendo tutto quello che ho perso, perché quello che è perso è perso, ma aspetto cose ancora più belle di quelle che dovevano essere, un matrimonio ancora più bello, un addio al nubilato ancora più speciale di quello che avrei avuto l’anno scorso, perché è stata una festa di rinascita, un taglio di capelli corto con cui andrò all’altare e che non mi dispiace, anzi non mi sono mai vista più bella di così, (ho perso i capelli dopo un mese dalla fine delle chemio, le cose normali non mi sono mai piaciute).
A chi mi legge e sta affrontando tutto questo, vorrei essere d’aiuto come tante testimonianze lo sono state per me. Le persone attorno a voi saranno il vostro sostegno più grande (mio marito è stato la mia roccia), ma la grinta, quella la dovete cacciare da dentro, dalla convinzione che tutto andrà per il meglio e che vi aspetta una vita straordinaria, perché aver vissuto il cancro e averlo sconfitto vi darà una forza che nessun altro potrà mai avere, la forza di chi ce l’ha fatta e di chi potrà godersi ogni momento in maniera autentica perché conosce la paura di non poter più vivere certe cose.
Sarete dei super eroi INVINCIBILI. Ora posso arrabbiarmi di nuovo per le stupidaggini, ma prometto che lo farò con la consapevolezza di chi sa cosa conta davvero.
Storie di combattenti