Una volta fuori, la vita ha un altro sapore

    A novembre 2023 comincio ad avere i primi sintomi di una stanchezza “strana” che all'inizio associo allo stress. Mi sottopongo a numerose analisi e mi rivolgo a diversi dottori. Nel frattempo inizio ad avere la febbre a 39 tutti i giorni con brividi e convulsioni, un prurito intenso alle caviglie, sudorazioni notturne e anche durante il giorno... Un incubo! Alla fine, il 24 luglio arriva la diagnosi: linfoma di Hodgkin al 4° stadio B "bulky". Il 19 gennaio dalla PET risulta che sono in remissione completa e i miei ematologi mi preparano al trapianto autologo di staminali. In queste settimane di isolamento sono preoccupata ma so che una volta fuori la mia vita ricomincerà e avrà un altro sapore. La malattia mi ha restituito la mia famiglia, senza la quale non potrei affrontare tutto questo, e mi ha fatto capire quanto sia prezioso il tempo trascorso con chi ami!

    La storia di Jessica

    Ciao, sono Jessica, ho 42 anni e a novembre 2023 ho cominciato ad avere i primi sintomi di una stanchezza “strana”, diversa dal solito. Nello stesso periodo alla mia compagna è stato diagnosticato un tumore ovarico benigno e tra visite, tac ed esiti è arrivato il giorno dell’operazione.

    Io lavoravo 10 ore al giorno in un supermercato a Brescia, abitavo ad Asola e facevo tutti i giorni avanti e indietro. Perciò ho associato la stanchezza allo stress, al lavoro, alle responsabilità che avevo. Una volta che la mia compagna si rimette, il 24 aprile decido di fare un'ecografia alla tiroide: avevo come un sasso in gola e quindi sospettavo qualcosa di negativo. Dopo l'ecografia, il radiologo mi dice che alla tiroide non c’è nulla ma mi segnala un sospetto linfonodo a sinistra sopra la clavicola e mi anticipa subito la diagnosi: linfoma di Hodgkin.

    Mi spiega che è un tumore maligno del sangue ma con ottime possibilità di guarigione, tuttavia l'unica cura è la chemioterapia. Io smetto per un attimo di respirare e mi vedo tutta la vita passare davanti. Il pensiero va subito a mia figlia, Noemi, di 8 anni. Piango e prenoto subito una visita dall'ematologo che, non sentendo i linfonodi al tatto, mi sconsiglia di fare una TAC con contrasto.

    Mi rivolgo alla mia dottoressa di base e lei mi prescrive subito degli esami del sangue mirati, il cui esito non è stato quello che ci aspettavamo: fegato compromesso. La dottoressa, dunque, mi dice che dobbiamo andare a fondo e che potrebbe essere una malattia linfoproliferativa. Mi prescrive del cortisone perché avevo il collo e la faccia davvero molto gonfi e sentivo un senso di soffocamento. Inizio ad avere la febbre a 39 tutti i giorni con brividi e convulsioni, un prurito intenso alle caviglie, sudorazioni notturne e anche durante il giorno... Un incubo!

    Dormivo sul divano perché il letto era diventato un nemico. Ho sofferto per tre mesi di dolori e febbre, le gambe mi cedevano e avevo fitte alla schiena tremende, fino all'11 luglio, quando svengo. Vengo portata al Civile di Brescia e il medico del pronto soccorso di quel giorno mi dice: "Dimmi cosa possiamo fare per aiutarti". Io rispondo che voglio un ematologo che mi aiuti, lui mi fa attendere e mi chiama la dottoressa Oberti Margherita, che capisce tutto subito. Non perde tempo, mi visita e mi manda a casa dicendomi che il lunedì mi avrebbe chiamato l'ospedale di Montichiari (BS) per accertamenti pre-ricovero e intervento.

    In quel momento non capisco e vengo catapultata in un tunnel pieno di visite, analisi, ricoveri e attese che distruggono, fino al 24 luglio, il giorno della diagnosi: linfoma di Hodgkin al 4° stadio B "bulky".

    Conosco i miei ematologi, a cui ad oggi devo tutto. La dottoressa Ferrari e il dottor Bianchetti mi spiegano subito il da farsi. Il 27 luglio metto il PICC, faccio la biopsia del midollo (che risulterà positiva) e il 30 luglio comincio la chemio (due cicli della prima terapia di linea un giorno ogni 15). Tuttavia alla PET di controllo il risultato non è dei migliori, quindi viene rivalutata la malattia, faccio una nuova biopsia del midollo (sempre positiva) e cambio terapia. Vengo sottoposta a una terapia di salvataggio A-BEGEV (quattro cicli di 4 giorni ogni 21).

    Non vi racconto quanto sia stato doloroso accettare il fallimento dei trattamenti e la delusione di dover ricominciare ma grazie all'aiuto psicologico riesco ad accettarlo e trovo la forza per sconfiggere questo cancro e recuperare il tempo perduto con la mia famiglia e mia figlia. A testa alta proseguo le terapie, perdo i capelli, provo nausea, malessere e tutti gli effetti collaterali che comporta la chemioterapia.

    Dalla PET del 22 novembre emerge che tutto procede molto bene. Il 25 dicembre faccio l'ultima chemio, mi sento bene e sono fiduciosa. Il 19 gennaio dalla PET risulta che sono in remissione completa, i miei ematologi mi preparano al trapianto autologo di staminali che, ad oggi, aspetto con ansia e un po’ di paura. In queste settimane di isolamento sono preoccupata ma so che una volta fuori la mia vita ricomincerà e avrà un altro sapore. Sono grata per quello che è stato fatto per me e, anche se la malattia ti toglie tanto, a me ha anche dato tanto: mi ha restituito la mia famiglia, senza la quale non sarei riuscita ad affrontare tutto questo, e mi ha fatto capire quanto sia prezioso il tempo trascorso con chi ami!

    Jessica

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