Verso la prossima vetta
La LMC è entrata nella mia vita senza chiedere permesso. Ma non sarà lei a decidere fin dove posso arrivare.
Mi chiamo Alberto Monciardini, ho 39 anni e da due anni combatto, come molti di noi, una sfida chiamata Leucemia Mieloide Cronica. Lo sport è sempre stato parte della mia vita. Prima il ciclismo e le immersioni, poi il trekking e l'alpinismo. Proprio poche settimane prima della diagnosi avevo realizzato uno dei miei sogni più grandi: raggiungere il rifugio più alto d'Europa, a 4.554 metri di altitudine.
Poi, all'improvviso, come un fulmine a ciel sereno, durante un normale check-up aziendale, arrivò la diagnosi: LMC. Non ho paura di ammetterlo, per la prima volta nella mia vita mi sono sentito davvero fragile, come una montagna che si stava piano piano sgretolando I miei primi pensieri andarono subito a mia figlia Camilla, che aveva appena tre anni. Mi chiedevo quale futuro avrei potuto darle come padre, se avrei potuto vederla crescere ed accompagnarla nelle tappe della sua vita.
Intanto i pensieri negativi correvano veloci, insieme alle visite, agli esami, alle terapie e a quella nuova "normalità" piena di domande e di incognite. I primi mesi furono duri. Durissimi. La stanchezza e la fatica sembravano avere il sopravvento su tutto. Ma c'era una lezione che lo sport mi aveva insegnato negli anni: non mollare mai. Così dopo mesi sopraffatto, ho ripreso in mano la mia vita.
Un passo alla volta, un allenamento dopo l'altro, ho ricominciato a costruire non solo il mio fisico, ma soprattutto la mia fiducia. E ho deciso di inseguire un altro sogno che custodivo da tempo: vedere con i miei occhi la montagna più alta del mondo. E così, sette mesi dopo la diagnosi, mi trovavo al Campo Base dell'Everest, a oltre 5.000 metri di quota, ad ammirare quella vetta immensa che sembrava ricordarmi una cosa fondamentale: spesso i limiti più difficili da superare non sono quelli del corpo, ma quelli che la paura costruisce nella nostra mente.
Oggi voglio lasciare un messaggio a chi ha appena iniziato questo viaggio. Ci saranno giorni difficili, giorni di tempesta, fatti di salite ripide, discese improvvise e tanta fatica. Ma dentro ognuno di noi esiste una forza straordinaria, spesso nascosta, che emerge proprio quando pensiamo di non averne più. Cercate quella forza nelle persone che vi amano. Io l'ho trovata negli occhi di mia figlia, nell'affetto dei miei genitori, nel sostegno degli amici e dei colleghi che non mi hanno mai lasciato solo.
E soprattutto, non smettete mai di inseguire i vostri sogni. Perché la malattia cambia molte cose, ma non può impedirci di continuare a vivere, ad amare e a guardare avanti verso la nostra prossima vetta. Un grazie speciale a tutta l'équipe di Oncoematologia dell'Ospedale Sacco di Milano, in particolare alla Dott.ssa De Gregorio e al Dott. Di Prima, che ogni giorno accompagnano me e tanti altri pazienti con professionalità, umanità e speranza.
La LMC è entrata nella mia vita senza chiedere permesso. Ma non sarà lei a decidere fin dove posso arrivare.
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